Amari ma non troppo

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Gli amari sono ormai diventati un must sulle nostre tavole a fine pasto. Come si producono? e perchè hanno tanto successo?

Gli amari fanno parte della categoria dei liquori e sono ottenuti per distillazione, infusione o macerazione in alcol (solo alcol buon gusto!) di erbe ,spezie, scorze di agrumi con un’addizione di zucchero molto variabile e una percentuale alcolica tra 20 e 45%.

In passato erano utilizzate quasi esclusivamente erbe considerate medicinali e infatti il prodotto finale aveva uno scopo medicamentoso, ma se consideriamo la notevole gradazione alcolica forse lo stonamento alla testa veniva inteso come una guarigione………..

E’ comunque vero che gli amari hanno la capacità di stimolare i succhi gastrici e quindi favorire la digestione. Per assurdo potrebbero essere bevuti anche prima del pasto e sortirebbero lo stesso effetto. Oggi però molti amari tanto amari non sono più, anzi la tendenza è proprio opposta, si preferisce un prodotto che lasci la sensazione di delicata dolcezza a fine pasto.

I pù famosi e classici hanno come ingredienti semplici: acqua, alcol, infuso di erbe,aromi naturali. Quelli che maturano in botte e sono addizionati di caramello avranno un colore più scuro e intenso. Ma come dicevo, i vari fernet, con componente alcolica superiore e sensazione amara accentuata, lasciano il passo ad amari più morbidi, dove già all’olfatto non sono le erbe a prevalere ma gli aromi dolciastri.

Le erbe aromatiche di solito utilizzate sono: l’aloe vera,lo zafferano,la menta piperita, il rabarbaro,la china, la genziana ,la liquirizia. Alcuni in etichetta si vantano di usarne anche 40 tipi diversi…lo trovo un po’ difficile ma il marketing vuole la sua parte. La tendenza odierna vede  entrare in campo le arance, i limoni, le mandorle, le nocciole, il pistacchio,il cioccolato,la cannella, la menta nepitella, e in Sicilia addirittura il carciofino selvatico dell’Etna. Con un po’ di ghiaccio  vanno benissimo come aperitivo e poi si prestano a realizzare interessanti cocktail nelle sapienti mani di un fantasioso bartender.

L’utilizzo che potrebbe sembrare più scontato e che,proprio per questo, sembra passato di moda è l’accostamento con varia pasticceria secca locale. Ma anche bignè con creme ben aromatizzate,al caffè, al limone, all’arancia. Io quest’usanza non la perderei anche perchè ci permette di berli lisci e forse nemmeno tanto ghiacciati che ( a volte ) è un piccolo omicidio della natura.

Da noi puoi provare Il Classico alle erbeofficinali

Ma anche l’originale alla menta nepitella e limoni

 

 

Autore: Cecilia Miraglia

Diplomata presso l'Associazione Italiana Sommelier lavoro nel mondo del vino dal 2000, collaboro con enti , scuole e privati sperando di appassionare sempre più persone a questo affascinante mondo.

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