Alcuni produttori esagerano con l’uso del legno per l’invecchiamento del proprio prodotto, mentre altri lo demonizzano. La ragione sta in mezzo.

Le barriques in cantina vanno periodicamente controllate
Tutti coloro che sono bassini come me si saranno ritrovati mille e mille volte a rispondere alle varie battute sulla propria piccolezza, con la classica frase:” Il vino buono sta nella botte piccola!”. Ovvero : in una persona di bassa statura si trovano doti migliori che in una persona alta. Quanto c’è di vero in questo detto? Spesso il produttore preferisce la barrique ,la cui capienza è di circa 225 litri, alla botte, che può arrivare a contenere decine di ettolitri. Perché?
Andando per ordine, il legno ha un molteplice effetto sul vino :infatti grazie alla sua consistenza porosa favorisce una lentissima ossigenazione del vino, prerogativa fondamentale per un prodotto destinato a durare negli anni. Inoltre il legno stesso cede grazie ai suoi tannini ellagici alcune caratteristiche organolettiche che non si hanno quando il vino viene fatto maturare solo nei contenitori di acciaio. Il vino e il legno si influenzano a vicenda basandosi sul rapporto tra le dimensioni del contenitore e la quantità del contenuto. Quindi più piccolo sarà il contenitore maggiore sarà il contatto del legno col contenuto stesso, e maggiori saranno le relative influenze. In un contenitore molto ampio il liquido faticherà a toccare le pareti e quindi le influenze saranno meno marcate.

La tostatura del legno
Non finisce qui. Lo spessore del legno delle barriques è di molto inferiore a quello delle botti, quindi la microossigenazione di cui parlavamo avviene più velocemente. E ancora: durante la fabbricazione le barriques vengono anche tostate passando una fiamma internamente, e questo influisce sui vari toni aromatici finali. E vogliamo parlare della provenienza del legno? Ci dovremmo dilungare ma basta sapere che il dominatore incontrastato per le barriques è il legno di quercia di rovere proveniente dal massiccio centrale francese, mentre per le botti a questo tipo di legno si alterna quello di ciliegio e di castagno. Il primo dà un tocco originale dolce e vanigliato, i secondi un po’ più attenuato e anonimo. Solo per curiosità è giusto sapere che le richieste del mercato hanno fatto virare la ricerca di querce anche oltre la Francia, per arrivare in Ungheria e America dove si produce un tipo di rovere differente e che oggi va prendendo piede.
Prova: Tasca d’Almerita Rosso del Conte anno 2013
Avendo chiare queste differenze la domanda sorge spontanea: perché usare l’una e non l’altra o viceversa? Tutto dipende da quello che il produttore decide per il suo prodotto finale. Se vuoi ammorbidire un vino, lo vuoi caratterizzare, vuoi che alla qualità del prodotto si sommi la caratteristica organolettica tipica della barrique ecco che la scelta è fatta. Attenzione però,perché è un’arma a doppio taglio. Se il tuo prodotto è un prodotto scadente non pensare che l’uso della barrique coprirà le falle di una cattiva produzione, ma anzi, le accentuerà ; oppure se il vino è piatto si rischia di sentire solo la barrique. Insomma ,come tutte le cose, se non usate con parsimonia e nella giusta maniera si possono rivelare un fallimento, e che il vino sappia di legno non può certo essere colpa della botte o della barrique, ma di chi non le sa usare.
Dimenticavo…….. per buona pace delle persone alte ,dice un proverbio latino:” Homo lungus, raro sapiens”. Lo so sono di parte.
Autore: Cecilia Miraglia
Diplomata presso l'Associazione Italiana Sommelier lavoro nel mondo del vino dal 2000, collaboro con enti , scuole e privati sperando di appassionare sempre più persone a questo affascinante mondo.