Mutamenti climatici: Piove,governo ladro!

Facebooktwittergoogle_pluspinterestFacebooktwittergoogle_pluspinterest

Il clima è sempre una terribile incognita per un vignaiolo: un anno condizioni ideali, l’anno dopo pessime. Eppure il prodotto finale deve cercare di essere sempre il più possibile uguale a sè stesso.

Ogni nuovo governo che si rispetti dovrebbe occuparsi dell’annoso problema delle mezze stagioni che non esistono più…e invece niente! Ma a parte le facili battute, il problema è reale e spesso non facile da gestire, ecco perchè dopo la vendemmia in cantina il prodotto (uva, mosto,vino) viene trattato dalle sapienti mani dell’enologo in simbiosi con quelle del produttore. Se le condizioni climatiche non sono state favorevoli bisogna agire in cantina per far sì che il prodotto finale imbottigliato sia sempre riconoscibile allo stesso modo. O quasi.

Con il passare degli anni si nota però un mutamento climatico generale,diciamo mondiale, che fa riflettere sugli scenari futuri delle coltivazioni della vite.

Vigne sotto la neve

Vigne in collina

 

 

 

 

 

 

 

Il riscaldamento globale, non si può negarlo, ci obbliga ad anticipare le vendemmie, a portare in cantina le uve a volte riscaldate dal forte sole, a lavorare gli zuccheri eccessivi e l’acidità scarsa, tutto a scapito della longevità del prodotto e del suo ventaglio aromatico. Soltanto i vitigni autoctoni pare che resistano meglio alle difficili condizioni climatiche, grazie ai tratti genetici che mutano spontaneamente e si adeguano al terreno e al clima.

Tutte le quattro stagioni concorrono al benessere della pianta e dell’uva anche se sappiamo che predilige il clima temperato e i terreni collinari. Oramai si parla di coltivazioni intorno al 51° parallelo, di produzione di bollicine in Gran Bretagna, di possibile perdita di superficie vitabile intorno al 50% per la Toscana, la California e Bordeaux. Insomma bisogna correre ai ripari rivedendo le tecniche colturali, le irrigazioni, forse rivedendo anche i limiti dei disciplinari di produzione. Ma una cosa è certa: l’uomo dovrebbe prima di tutto rivedere il suo atteggiamento nei confronti della natura. Molte di queste problematiche sono legate all’attività umana, la riduzione delle emissioni di gas serra dovrebbe essere per l’uomo un impegno e invece continuiamo ad espanderci , a costruire, a prenderci quello che molto poco ci appartiene.

Recitava un noto personaggio comico degli anni ’90:

“La gente non sa più quando stiamo andando.La gente non sa più quando stiamo facendo. Ti chiedi dove chi? Perché quando?Ma la risposta non la devi cercare fuori. La risposta è dentro di te. E però, è sbagliata.”

Su una cosa aveva ragione: la risposta va cercata dentro di noi. Ma sono ottimista e penso che non è sempre sbagliata. Apriamo le nostre menti: dove la tecnologia senza volerlo ci porta a distruggere il pianeta, sarà sempre la tecnologia ad aiutarci a salvarlo.

 

 

Autore: Cecilia Miraglia

Diplomata presso l'Associazione Italiana Sommelier lavoro nel mondo del vino dal 2000, collaboro con enti , scuole e privati sperando di appassionare sempre più persone a questo affascinante mondo.

Facebooktwittergoogle_pluspinterestFacebooktwittergoogle_pluspinterest

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *