Il fronte etichetta è semplice. Colori tenui, scene di vendemmia davanti un Dammuso tipico dell’isola, ma ad un occhio attento non sfugge che si tratta di una vendemmia particolare, non legata alle modalità che noi siamo soliti vedere. Gli operai sono chinati sino a terra ,sembra proprio che raccolgano qualcosa da terra. Questo perché a Pantelleria la coltivazione della vite avviene con il sistema ad alberello, piantato nel terreno anche scavando in profondità 20 centimetri, per evitare il forte vento e carpire al massimo le poche risorse idriche. Questa pratica agricola ha talmente condizionato il paesaggio che la “ Coltivazione dell’alberello pantesco” nel 2014 è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco. Un bene immateriale. E ho detto già tutto.

Fronte etichetta Ben Rye Donnafugata
In etichetta spicca il nome del vino Ben Rye che ha una chiara origine araba: Ben-el Riah, ovvero Figlio del Vento,da cui si supponeva anche l’origine del nome Pantelleria. In realtà studi storici oggi dicono che il nome dell’isola ha più probabilmente origine bizantina : patelareas, coloro che creano piatti e scodelle.
In basso il nome dell’azienda Donnafugata accompagnato dall’immagine simbolo dell’azienda, una donna con i capelli guarda caso al vento.
Messo da parte il sano romanticismo l’etichetta ci dice anche che si tratta di un passito di Pantelleria , per distinguerlo dal vino liquoroso. Il passito , come dice la stessa parola, nasce dall’esclusivo appassimento delle uve, e questo ci dice di un vino dolce. Poi troviamo scritta la dicitura DOC o Denominazione di Origine Controllata , il che ha una connotazione legislativa di rilievo . Al posto di DOC potremmo trovare la dicitura DOP o Denominazione di Origine Protetta, in quanto con una nuova normativa del 2009 i vini prodotti in UE vengono equiparati ad altri prodotti agroalimentari DOP.

Retro etichetta Ben Rye Donnafugata
In retro etichetta troviamo alcune infos altrettanto utili, per esempio l’anno della vendemmia ,con quali uve è prodotto e con quale metodo (zibibbo e appassimento), un consiglio di abbinamento e un consiglio sulla temperatura di servizio che a sorpresa si aggira intorno ai 14° , cioè non freddo perché gli zuccheri verranno esaltati dal calore. Troviamo scritto anche : vino da meditazione. Qui dovrei entrare in un argomento lungo e complesso ma mi limito a dire che i vini da meditazione sono oramai assurti a categoria a sé, pur nascendo da un mero suggerimento di consumazione : “ Se lo bevete mentre siete immersi nei vostri pensieri lo apprezzerete di più”. Io ne consiglio il consumo con i formaggi erborinati e un tocco di miele di castagno, sappiate che rischiate l’effetto droga, ma ne vale la pena. Altra importante dicitura è : “contiene solfiti” esageratamente tradotta in 20 lingue, credo comprenda l’aramaico. Dicitura importante quanto fuorviante perché può nascondere false informazioni legate alla salute e per la quale rimando all’articolo dedicato ai solfiti e il mal di testa. Infine un occhio alla cantina di produzione e imbottigliamento che in questo caso coincidono, ma non sempre. E come chiosa definitiva voglio farvi notare la gradazione alcolica che è una informazione obbligatoria e in questo caso anche illuminante, perché 14,5 gradi alcolici non sono bazzecole e la dolcezza neanche ve ne farà rendere conto, per cui se decidete di degustarlo “mentre siete immersi nei vostri pensieri”, raccomando le piccole dosi per non portare i vostri pensieri in campi minati.
Tutti i Vini Dolci Donnafugata:
Autore: Cecilia Miraglia
Diplomata presso l'Associazione Italiana Sommelier lavoro nel mondo del vino dal 2000, collaboro con enti , scuole e privati sperando di appassionare sempre più persone a questo affascinante mondo.